16.03.14, Orlandi and Guglielmetti, eds., Navigatio sancti Brendani

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Patrizia Lendinara

The Medieval Review 16.03.14

Orlandi, Giovanni, and Rossana E. Guglielmetti, eds. Navigatio sancti Brendani: Alla scoperta dei segreti meravigliosi del mondo. Per verba: Testi mediolatini con traduzione, 30. Firenze: Sismel, 2014. pp. ccc, 215. ISBN: 978-88-8450-556-9 (paperback).

Reviewed by:
Patrizia Lendinara
University of Palermo
patrizia.lendinara@unipa.it

Sotto il titolo convenzionale di Navigatio sancti Brendani va il racconto della lunga navigazione di Brendano alla ricerca della Terra repromissionis sanctorum. Brendano e i suoi compagni raggiungono la meta dopo aver navigato per sette anni, compiendo un periplo fondato sul calendario liturgico e celebrando la Pasqua sul dorso di Iasconio e il Natale nell'isola della comunità di sant'Ailbe. Giovanni Orlandi aveva dedicato a questa opera una monografia nel 1968 (Navigatio sancti Brendani I. Introduzione) e numerosi articoli tra il 1983 e il 2006; aveva lavorato assiduamente all'edizione della Navigatio, studiando e collazionando i suoi tanti testimoni. Alla sua morte, nel 2007, il materiale raccolto in quarant'anni di ricerca comprendeva la collazione di circa cento codici. Rossana Guglielmetti ha continuato a lavorare all'edizione, concludendo il lavoro di Orlandi. Il volume è quindi innanzitutto un modello di impegno e di scienza che ha portato a compimento un progetto così significativo, ma anche e specialmente un esempio di condivisione di ideali scientifici e di collaborazione nel senso più alto del termine.

A Rossana Guglielmetti si deve la recensio di tutti i codici finora noti, 141 manoscritti che datano dal X al XV sec. Il progetto editoriale prevede che al volume del 2014, concepito come editio minor e destinato ad un pubblico più ampio, segua un altro volume con l'editio maior. Il libro si apre con una vasta introduzione (xiii-ccli) dedicata agli aspetti storico-letterari della Navigatio. I rapporti tra i codici e la loro classificazione in cinque famiglie sono affrontati con grande maestria e cura filologica, dando ragione dello stemma codicum proposto (cxxxii-ccxx) e motivando le scelte operate in sede di constitutio textus. La recensio dei codici dimostra come tutti discendano da un solo archetipo, ω, già contraddistinto da lacune e errori di omissione (cxcii-ccii). Il testo è accompagnato da una traduzione a fronte in italiano che, pur mantenendo lo stile dell'originale, risulta di gradevole lettura (1-112); seguono un commento (114-184) e gli indici (186-215). L'edizione conserva la divisione in capitoli di Selmer (1959) e il volume, che accantona definitivamente tale edizione, si caratterizza per la misura con cui ne confuta scelte editoriali e conclusioni.

Il volume ribadisce--ma non mai a sufficienza--lo scarto temporale tra il contesto cui apparteneva Brendano e i primi testimoni della Navigatio che risalgono al X sec. In questo arco di tempo vanno tenuti distinti almeno quattro momenti: la figura storica di Brendano, la sua agiografia, la Navigatio e i primi codici che la conservano. Brendano, abate di Clonfert, è nato nell'ultimo quarto del V sec. e morto nel 577 (secondo gli Annali dell'Ulster); la vicenda della Navigatio riflette piuttosto la condizione dell'Irlanda dell'VIII sec., che vede una diversa forma di monachesimo e, sul piano letterario, uno sviluppo di generi letterari autoctoni che, nel contenuto, conservano tracce del paganesimo celtico. La critica deglxi ultimi trent’anni è andata progressivamente concordando su tempi e luoghi di composizione, dopo avere a lungo dibattuto se la Navigatio fosse stata scritta in Irlanda o in Lotaringia, dove sono stati vergati i più antichi manoscritti. Selmer vedeva un possibile tramite con la Renania in un esule che individuava in Israel il grammatico (ritenendolo irlandese)--identificazione rigettata da Lapidge (1992). L'origine irlandese dell'autore è ormai fuori discussione ed è confermata dall'analisi linguistica (ciii-cx). Il volume definisce la Navigatio "un testo irlandese per irlandesi" (cx): l'autore non solo usa vocaboli irlandesi e rende correttamente in latino forme irlandesi, ma padroneggia la geografia del Munster occidentale; riconducono all'Irlanda pure la prospettiva del narratore e il suo punto di riferimento.

La Navigatio ha assunto la configurazione attuale intorno all'VIII sec., ma i primi testimoni diretti, tutti vergati sul Continente, datano alla metà del X sec. Selmer aveva ipotizzato collegamenti tra l'Irlanda e il Continente, e, in seconda ipotesi, l'intermediazione dei primi centri monastici irlandesi in Britannia e in Bretagna. Pensava al monastero di Llancarfan sulla rotta tra Irlanda e Inghilterra occidentale; pensava alla Bretagna perché Bredano vi avrebbe fondato il monastero di Alet (presso Saint-Malo). Non ha alcuna rilevanza dove si sia fermato Brendano e Selmer confondeva le rotte di Brendano (e di altri irlandesi) con le vie dei manoscritti o meglio ancora dei testi. La sua edizione è del 1959, ma le sue ricerche sono precedenti e non si avvantaggiano delle prospettive dischiuse da Levison (England and the Continent in the Eighth Century, 1946).

I rapporti della Navigatio con la Vita S. Brendani (BHL 1440) non sono di facile definizione. La Vita, conservata da raccolte di agiografie irlandesi datate alla fine del medioevo, è, contemporaneamente, fonte e testimonianza indiretta. Si deve ad Orlandi la dimostrazione che la Navigatio rielabora materiale di una perduta Vita dell'VIII sec. Nel volume si conviene che "Una protovita del santo deve aver preceduto la Navigatio" (lxxviii, n. 2) e si accetta la datazione proposta da Dumville (1988) che, sulla base della appartenenza di Brendano alla stirpe degli Eoganacht, signori del Munster fino al 786, riteneva fosse stata composta non più tardi del terzo quarto dell'VIII sec. (cxvi). Orlandi aveva inizialmente pensato alla prima metà del IX sec. (1968: 72-73 e 160). Mentre Dumville (2002) vorrebbe anticipare ulteriormente la composizione della Navigatio, J.M. Wooding ("The Date of Nauigatio S. Brendani abbatis", Studia Hibernica 37 [2011]: 9-26) ha proposto di spostarla all'inizio del IX sec., identificando le isole toccate da Brendano con le Fær Øer, che, dopo essere state popolate da anacoreti irlandesi per circa cento anni (a partire dal 730 ca.), sarebbero, a seguito delle incursioni vichinghe, rimaste disabitate se non per un numero incalcolabile di pecore e di uccelli, come narra Dicuil nel Liber de mensura orbis terrae (VII §15).

Relativamente al contenuto e le fonti, l'analisi di Orlandi, che è alla base del presente commento, si era mossa secondo le tre linee interpretative del pellegrinaggio, della scoperta del mondo e della prospettiva escatologica. Orlandi (1968) aveva dimostrato la dimensione pregnante dell'elemento liturgico--si pensi alla attenzione per la liturgia delle ore e l'ufficio divino, in particolare nei §§11 e 18. Lo studioso aveva colto pure la dimensione dell'apporto della Bibbia e della letteratura patristica, delle Vitae patrum e degli apocrifi, che, in seguito, si è dimostrato essere così cari alla letteratura insulare. Il rapporto coi raccolti di avventure di viaggio irlandesi, proposta da Carney (1963) e ripresa da Orlandi, è ora approfondita, con dovizia di riscontri, sulla base delle nuove edizioni di testi irlandesi disponibili. Carney aveva avvicinato la Navigatio agli immrama, resoconti di viaggi di un eroe di isola in isola; un altro genere letterario, gli echtrai, narrano avventure per mare verso un Aldilà dove abbonda ogni tipo di delizia. Orlandi aveva dimostrato (1968) che l'Immram Máele Dúin è stato influenzato dalla Navigatio, e non viceversa, come sosteneva Carney. L'autore della Navigatio conosce e usa motivi di altri immrama e echtrai, come l'Immram Brain maic Febail.

Per quanto riguarda i mirabilia della Navigatio, la loro presenza, viene, a mio avviso, enfatizzata, non solo nel volume in esame, ma anche in altre recenti pubblicazioni, ad es. P. Bouet (1986) o J.S. Mackley (The Legend of St Brendan, 2008: 25), che arriva a chiamare in causa la categoria del fantastico di Todorov. Indicativo della soggettività di certe valutazioni è il mancato accordo sull'identificazione dei mirabilia incontrati da Brendano. Il volume parla di "descrizione di isole fantastiche e di esseri mostruosi e prodigiosi" (xiii) e quindi di "meraviglie della Creazione" (cxxv). Sono il sottotitolo accattivante, "Alla scoperta dei segreti meravigliosi del mondo," e i titoli dati ai capitoli, ad es. "Il mostro marino," ad accentuare l'elemento fantastico.

Le "meraviglie" della Navigatio non rientrano nella categoria delle "Meraviglie dell'Oriente" (vd., ad es., la Lettera di Fermes, giunta nelle Isole Britanniche al più tardi nell'VIII sec. e il Liber monstrorum, un testo verosimilmente insulare che dalla Lettera dipende). Le "meraviglie" si limitano in questo caso a frutti e animali di eccezionali dimensioni o quantità: le scalte bianche e vermiglie (§xvii), l'uva gigantesca dal profumo straordinario e il grosso uccello che ne porta un grappolo nel becco (§xviii) e che ucciderà il grifone (§xix), le pecore enormi e bianchissime (§ix), il mostro marino che attacca il curach e l'altro enorme animale che lo fa a pezzi; il gigantesco pesce spiaggiato (§xvi), il grifone che aggredisce i monaci (§xix). In un'altra isola, una miriade di uccelli candidi col dono della parola è posata su un albero gigantesco (§xi). I viaggiatori attraccano sul dorso di un enorme pesce, Iasconio (da irl. iasc "pesce"), dove celebrano la Pasqua (§§x, xv, xvii). Altrove ci sono mense rifornite miracolosamente (§§vi, xii) e, in un'isola abitata da monaci nutriti per intervento soprannaturale e immuni dalle malattie, le lampade della chiesa si accendono e spengono da sole (§xii). I monaci trovano una sorgente d'acqua soporifera (§xiii), attraversano un tratto di mare talmente calmo da apparire rappreso (§xiv), mentre, più avanti, è così trasparente da far scorgere le creature sul fondale (§xxi). I naviganti, infine, incontrano una colonna altissima di cristallo e passano attraverso un'enorme rete (§xxii). Quanto visto nella parte finale del viaggio fa parte della consueta iconografia dei luoghi oltremondani.

I misteri della natura incontrati permettono a Brendano di fare esperienza dei poteri di Dio. L'autore usa expavesco e pavor per definire le reazioni dei monaci e revelo per Brendano, che esorta i monaci alla calma (§§xvi, xix), arriva fino a deriderli, assumendo atteggiamenti di sfida (§xxi). Non si scoraggia mai (§xiv) e, se ne ravvisa la necessità, chiede aiuto a Dio (§xvi). L'atteggiamento di Brendano merita attenzione; egli dimostra grande curiosità: si informa sulle lampade dell'isola di sant'Ailbe (§xii) e misura il lato della colonna di cristallo (§xxii). Possiede doti di prescienza e onniscienza: sa dei pasti e dei giacigli pronti (§vi), conosce la natura dell'isola-pesce e il suo nome, sa come nutrirsi delle scalte e ammonisce i monaci di non bere l'acqua soporifera (§xiii). Non che l'elemento meraviglioso sia marginale, anzi, esso giocherà un forte ruolo nella storia della ricezione e sarà accentuato in volgarizzamenti come quello veneziano, nato nel clima dei resoconti di viaggio successivi alla riapertura delle rotte coll'Oriente (Tagliani). Di contro, il Voyage di Benedeit riduce questo aspetto della Navigatio a vantaggio della lezione morale che Brendano e suoi confratelli ne traggono.

Il volume in esame mette a disposizione della comunità scientifica un'edizione definitiva della Navigatio, offrendo una solida base di lavoro a coloro che si occupano delle tradizioni "seconde." Tra i numerosi volgarizzamenti, il più antico è quello di Benedeit, composto nel primo quarto del XII sec. e rivolto al pubblico della corte inglese. Benedeit scrive in quello che si soleva chiamare anglonormanno e va ora col nome di francese d'Inghilterra. La traduzione è uno dei più antichi documenti di questa lingua, preceduto dal Cumpoz di Philippe de Thaon. Il non identificato Benedeit sarebbe arrivato in Inghilterra, così come Wace, dalla Normandia, forse dall'abbazia di Bec. Potrebbe avere portato con sé una copia della Navigatio, oppure averla conosciuta in Inghilterra su indicazione della sua patrona. La scelta di tradurla è in linea con quanto va emergendo sull'interesse dei Normanni per la storia della cristianità inglese anche di marca celtica. Si deve sottolineare, vista la recente insistenza sulla natura d'intrattenimento e gli aspetti meravigliosi del Voyage, come questo presenti un Brendano alla ricerca dell'innalzamento spirituale. Se nella Navigatio, il santo, colle sue facoltà premonitorie, riesce sempre a procurare il sostentamento dei monaci, nel Voyage interviene piuttosto la misericordia divina; accentuato è pure il ruolo dell'ajuvant, che anticipa i romanzi di Chrétien de Troyes. Rimane aperta nel volume (ccxxx-ccxxxii) la questione della doppia dedica del Voyage e le sue ripercussioni sulla datazione. Se tre codici lo dedicano a Adeliza di Lovanio, sposata da Enrico I nel 1121, un manoscritto lo offre a Matilde, sposata nel 1100 e morta nel 1118. Studiosi come Legge e Richtie propendono per Matilde e altri come Waters per Adeliza. A lei si deve l'introduzione della poesia francese alla corte inglese. L'attività di patrona era già stata di altre regine d'Inghilterra come Edith del Wessex, Emma di Normandia e Matilde; Adeliza si contraddistingue per la scelta del francese. Da sottolineare, a mio avviso, è che le sia dedicato pure il bestiario di Philippe de Thaon, visti i legami della Navigatio con la letteratura fisiologica.

Il volume riserva necessariamente poche pagine al Voyage, testo che prova la circolazione e il successo della Navigatio in Inghilterra, tema cui il volume non poteva concedere spazio, ma che rappresenta, a mio avviso, uno snodo rilevante della trasmissione dell'opera. Waters (1928) aveva concluso che le differenze colla Navigatio sono dovute unicamente a Benedeit (xcix). Sia lui che gli altri editori del Voyage non si sono interrogati sull'originale latino usato da Benedeit né sulla sua origine. Guglielmetti, pur non menzionando i codici del Voyage, precisa che "il modello usato doveva appartenere alla famiglia ε1" (ccxxxi). Il Voyage circola insieme ad agiografie e altri testi in francese e francese di Inghilterra. Due testimoni, Cologny, Fondation M. Bodmer 17 (s. xii2) e Oxford, BodL, Rawlinson, D.913 (s. xiii1) (f. 85), sono frammentari. Di questi e degli altri 3 codici, London, BL, Cotton, Vespasian B.x (composito: U.C. s. xivin, prov. Durham), York, Minster Library, XVI K 12, I (s. xiiex/xiiiin) e Paris, BNF, nouv. acq. franç. 4503 (s. xiiex/xiiiin) non si conosce l'origine, mentre il rifacimento in piccardo (Paris, Bibliothèque de l’Arsenal 3516, Sant-Omer, 1267-1268) ci conduce in Borgogna e alla corte di donne come Matilde d'Artois e sua figlia Giovanna. Andrebbero seguite anche le vicende di Adeliza che alla morte del re si ritira nell'abbazia di Wilton, per vivere poi nel castello di Arundel nel Sussex.

Il Voyage è stato, a sua volta, ritradotto in latino, in prosa (BHL 1445) e in versi (BHL 1445). L'adattamento in poesia è stato attribuito a Gualtiero di Châtillon (Orlandi, Wollin), ipotesi ancora dibattuta (ccxxvi-ccxxvii). È conservato nel Cotton Vespasian D.ix (s. xv) un manoscritto composito e misto di epoche e origini diverse. La versione in prosa del Voyage si conserva in due codici, Oxford, BodL 3496 (ca. 1200, S. Maria de Valle Crucis) e Lisboa, Biblioteca Nacional de Portugal, Alcobaça 380 (s. xiii/xiv). Quello cistercense si profila così come un importante canale di trasmissione della Navigatio. L'abbazia di S. Maria de Valle Crucis (fondata nel 1201 da Madog ap Gruffydd, principe di Powys Fadog) era il centro spirituale del Denbighshire che, nel medioevo, era una terra di confine tra Inghilterra e Galles settentrionale. L'invasione normanna introduce nel Galles l'ordine cistercense che vi fonderà 13 abbazie. La rapida penetrazione dei cistercensi in Irlanda--la prima fondazione, Mellifont (1142) si deve alla amicizia fra Bernardo e Malachia, arcivescovo di Armagh--potrebbe aver favorito il "ritorno" in Irlanda della Navigatio. L'ordine si diffonde da Cîteaux in tutt'Europa: la prima fondazione in Portogallo è Alcobaça (1153), tra Lisbona e Coimbra. Anche la Vida de Santo Amaro, il cui autore conosceva la leggenda di Brendano, nella forma della Navigatio o della Vita, si conserva in un codice di S. Maria di Alcobaça, Lisboa, BNP, Alcobaça 266 (s. xiv/xv). N. de Barros Almeida (2008) propone che la Vida sia arrivata a Alcobaça dalla Galizia, mette in forse l'esistenza di un originale latino e sottolinea come si tratti di un'opera di chiara origine cistercense.

Guglielmetti ha dimostrato l'importanza della famiglia ε, cui appartiene quasi la metà dei testimoni, tra cui molti codici antiquiores. Per quanto riguarda quelli inglesi, sei fanno parte della famiglia ε: L3, L4 (? Francia sett.), L5, L12 (Droitwich, Worcestershire), O4 (? Francia sett.) e O5 e quattro della famiglia γ: L 8, L 9 (prov. Durham), L 11 (Gloucester o Monmouth, Galles) e P 14 (? Continente). La Vita Dublinensis appartiene alla famiglia ε, mentre le altre due raccolte agiografiche d'ambito irlandese, la Salmanticensis e l'Insulensis alla famiglia γ. Non è invece possibile riconoscere la famiglia testuale latina della traduzione abbreviata in medio inglese del South English Legendary (ca. 1265) (ccxxxv). La Navigatio si conserva anche all'interno della Vita di Brendano nel Sanctilogium di Giovanni di Tynemouth (1366 ca.) (London, BL, Cotton Tiberius E.i, s. xivmed., orig. St Albans, prov. Redbourn) (L 10, famiglia ε). L'autore, un chierico secolare con interessi a Tynemouth e Durham ha raccolto le agiografie da svariate fonti in Inghilterra e in Galles. Il Galles, ultimo residuo insulare dell'antica Britannia, arresosi agli Inglesi nel 1282, con tanti piccoli regni convertiti al cristianesimo dai monaci irlandesi, ha cercato di conservare la tradizione della chiesa pre-normanna: in questo progetto, la Navigatio ha occupato un posto importante.

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