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                <journal-title>The Medieval Review</journal-title>
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                <publisher-name>Indiana University</publisher-name>
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            <article-id pub-id-type="publisher-id">23.10.09</article-id>
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                <article-title>23.10.09, Poirel, Stemma Codicum</article-title>
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                        <surname>Elisabetta Tonello</surname>
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                    <aff>Università eCampus</aff>
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                        <email>elisabetta.tonello@uniecampus.it</email>
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            <pub-date publication-format="epub" date-type="pub" iso-8601-date="2022">
                <year>2023</year>
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                <source>Stemma Codicum: La "méthode Froger" d'édition critique</source>
                <series>Brepols Essays in European Culture</series>
                <year iso-8601-date="2022">2022</year>
                <publisher-loc>Turnhout, Belgium</publisher-loc>
                <publisher-name>Brepols</publisher-name>
                <page-range>Pp. 390</page-range>
                <price>€60 (hardback)</price>
                <isbn>978-2-503-57541-4 (hardback)</isbn>
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                <copyright-statement>Copyright 2023 Trustees of Indiana University. Indiana University provides the information contained in this file for non-commercial, personal, or research use only. All other use, including but not limited to commercial or scholarly reproductions, redistribution, publication or transmission, whether by electronic means or otherwise, without prior written permission of the copyright holder is strictly prohibited.</copyright-statement>
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        <p>Il volume che qui si presenta ha un duplice valore: da un lato propone la riedizione di
            un testo che è stato troppo presto--e senza fondato motivo--dimenticato, “La critique
            des textes et son automatisation” di Dom Jacques Froger; dall’altro, grazie alla ricca
            introduzione a firma di Dominique Poirel, esso offre una contestualizzazione,
            ricostruzione e spiegazione dei principî che di quest’opera sono a fondamento.</p>
        
        <p>L’inquadramento parte da una ricostruzione della biografia di Froger, nella quale Poirel
            ha cura di precisare le contingenze nelle quali l’autore de “La critique des textes et
            son automatisation” si trova a formarsi e poi a lavorare. Fondamentali sono, infatti,
            gli ambienti in cui Froger studia, a cominciare dall’Abbazia Saint-Pierre de Solesmes,
            centro di tradizione liturgica e medievale, per arrivare poi alla Faculté de sciences di
            Parigi e al Centre de Traitement Électronique des Documents Médiévaux verso i quali lo
            indirizzano l’interesse per i modelli matematici e informatici e le loro applicazioni in
            ambito filologico ed esegetico. È grazie a questo binomio, allora molto insolito ma oggi
            sempre più abituale, che si delinea nella sua specificità la fisionomia scientifica di
            Dom Jacques Froger, arricchita e completata grazie agli studi paleografici e
            codicologici condotti presso l’École Pratique des Hautes Études. In questa biografia
            complessa, ma sempre chiaramente orientata, Poirel individua anche l’origine--e non
            potrebbe essere altrimenti--di alcune caratteristiche precipue di Froger filologo e
            dell’opera che codifica e testimonia il suo metodo. Un esempio su tutti: la chiarezza
            espositiva raggiunta ne “La critique des textes et son automatisation” sembra derivare,
            oltre che da un particolare approccio euristico, dall’insegnamento della filosofia e
            della teologia presso l’abbazia Saint-Pierre de Solesmes e dalla riflessione sul metodo
            che inizia con la sua tesi <italic>Histoire et théorie de la critique textuelle</italic>
            e che si giova dell’intenso scambio con scienziati di discipline diverse di cui egli
            coglie l’utilità per gli studi filologici.</p>
        
        <p>Il secondo capitolo è dedicato ai contenuti dell’opera e segue da vicino la struttura del
            testo di Froger per mettere in luce come ogni suo aspetto sia il risultato di una
            riflessione accurata e meditata il cui obiettivo, assai ambizioso, è pervenire a una
            “méthode totale” della critica testuale. Froger introduce per gradi il lettore alla
            disciplina muovendo dalle nozioni di base necessarie a descrivere il processo per il
            quale i testi si corrompono, distinguendo tra storia interna e storia esterna dei testi
            stessi, per poi tracciare un breve compendio della nascita e dello sviluppo della
            scrittura. Il passo successivo è l’illustrazione degli otto metodi principali che
            servono a correggere le innovazioni presentate dai testi; fatto questo, egli procede
            alla presentazione della “méthode totale,” ossia un “melange de toutes les méthodes,
            mais avant tout des deux méthodes stemmatiques rivales, celle des fautes communes et
            celle de Dom Quentin” (44).</p>
        
        <p>Due sono le caratteristiche da sottolineare, al di là della novità o meno degli argomenti
            trattati: la tendenza all’essenzialità e la propensione alla problematizzazione.
            Potrebbero sembrare modalità fra loro in contrasto; eppure, Froger riesce a coniugarle
            senza che mai questo significhi evitare o semplificare le difficoltà di fondo connesse
            con le operazioni di edizione. Al contrario, egli tenta sempre, con estrema onestà
            intellettuale, di squadernare l’insieme delle possibili problematiche, non esitando a
            riconoscere, nei casi peggiori, la natura ambigua o poco definita di certe nozioni o
            elementi della stemmatica. </p>
        
        <p>Ampio spazio, poi, Poirel dedica alla ricezione di questo manuale, passando in rassegna
            le recensioni e discutendone puntualmente pregi e difetti, senza tralasciare le ragioni
            per cui gli studiosi hanno dimenticato in fretta o persino mancato di riconoscere
            l’innovatività e il rigore dell’operazione tentata da Froger. Questa panoramica è
            completata da un’utile lista di editori che hanno non solo distinto il metodo di Froger
            da quello di Dom Quentin (con il quale troppo spesso veniva erroneamente identificato),
            ma lo hanno dichiaratamente applicato per le edizioni dei testi da loro proposte. Tra
            questi, ovviamente, anche il curatore, il quale evidenzia il debito scientifico verso
            Froger per l’edizione critica delle <italic>Allegoriae</italic> di Isidoro di Siviglia,
            oltre che di altri scritti di varia natura (un poemetto carolingio, l’autobiografia
            spirituale di una santa, commenti scolastici, e dispute universitarie), ma anche per la
            direzione dell’<italic>opera omnia </italic> di Ugo di San Vittore. </p>
        
        <p>Nel terzo capitolo Poirel arriva al cuore dell’operazione di rivalutazione dimostrando
            l’originalità e il valore del metodo di Froger, basato sulla costruzione in due passaggi
            dello <italic>stemma codicum</italic>. Il primo serve a elaborare uno stemma non
            orientato, che Froger definisce “schéma de l’enchaînement” (198); il secondo rappresenta
            l’orientamento dello stemma. Poirel offre quindi una dimostrazione logica e procedurale
            del processo che costeggia molto da vicino l’esemplificazione e l’esposizione dei
            principi proposte da Froger. </p>
        
        <p>Seguono tre interessantissimi paragrafi che sottolineano e motivano come il metodo di
            Froger superi le teorie alla base delle principali scienze filologiche anteriori: il
            lachmannianismo, il bedierianismo, e il metodo di Dom Quentin. Quanto al primo, la
            discussione intorno alla nozione stessa di errore permette di intravedere le falle del
            metodo che si basa su una definizione aprioristica di ciò che è lezione buona e di ciò
            che è devianza. Di Bedier si arriva a notare una certa convergenza di risultati nella
            misura in cui entrambi, Bedier e Froger, giungono alla conclusione che la pluralità dei
            possibili stemmi, che ne annulla la valenza, dipende dal fatto che nel processo di
            classificazione la fase dell’interpretazione deve seguire, non precedere, né essere
            contemporanea a quella della descrizione della tradizione. Infine, come Quentin, Froger
            si basa sull’idea di “enchaînement” tra i manoscritti (anche se Quentin parla di
            “série”) senza far ricorso alla nozione di errore. Si discosta però riguardo al
            confronto che avviene non più per terne, come in Quentin, ma per “type,” ovvero sulla
            base delle varianti condivise da un medesimo gruppo di manoscritti. Un altro superamento
            della teoria a fondamento del metodo di Quentin si riscontra sul piano del giudizio
            qualitativo delle lezioni e dunque sull’individuazione degli errori. Mentre Quentin
            finisce per rifiutarlo in nome di una stretta adesione a un approccio oggettivo e
            statistico, Froger semplicemente differisce questa fase e la assegna a un momento
            successivo.</p>
        
        <p>Un breve capitolo, il quarto, è dedicato a una valutazione ponderata del metodo di
            Froger, del quale sono analizzati i punti deboli e i punti forti attraverso le critiche
            mosse (tutte discusse con imparzialità ed efficacia), nonché i vantaggi, a giudizio del
            curatore oggettivi, riassunti per punti: si tratta infatti, secondo Poirel, di una
            “méthode inclusive,” “complète,” “solide,” “patiente,” “flexible,” “rigoureuse,”
            “ouverte,” “économique” (129-132).</p>
        
        <p>La riedizione dei primi tre capitoli del libro di Froger occupa le pagine da 133 a 300.
            Alla consistenza degli assunti e del metodo nel panorama della storia della critica
            testuale si è già fatto cenno; qui si ribadirà solo la profonda chiarezza espositiva e
            limpidezza logica che ne fanno un’opera non solo utile agli editori ma piacevole alla
            lettura anche per i non specialisti. </p>
        
        <p>Il libro è chiuso da una “Postfazione” che attraverso esempi pratici evidenzia in modo
            incisivo i possibili utilizzi del metodo di Froger oggi. Poirel, il quale mostra di
            averne penetrato a fondo lo spirito, suggerisce alcuni miglioramenti, per lo più
            terminologici, ma anche concettuali, che potrebbero renderlo maggiormente preciso e
            attuale e alcune applicazioni pratiche davvero sorprendenti che ne confermano
            l’efficacia. </p>
        
        <p>Completano il volume le appendici. La prima è dedicata alla bibliografia di Dom Jacques
            Froger; le successive ripubblicano documenti che testimoniano la fama di Froger. Chiude
            la sezione una lettera di Froger a Dom Eligius Dekkers in cui discute l’edizione della
                <italic>Regula Magistri</italic>. </p>
        
        <p>Nel complesso, l’operazione di riscoperta e valorizzazione del testo e del metodo di
            Froger tentata da Poirel pare pienamente riuscita anche in virtù dell’equilibrio con cui
            il curatore la conduce, un equilibrio frutto di imparziale giudizio critico e lucida
            passione intellettuale.</p>
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