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        <journal-title>The Medieval Review</journal-title>
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      <issn pub-type="epub">1096-746X</issn>
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        <publisher-name>Indiana University</publisher-name>
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      <article-id pub-id-type="publisher-id">14.03.27</article-id>
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        <article-title>14.03.27, Filsoa, Tre Studi Sul de Mulieribus Claris (Eugenio Giusti)</article-title>
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          <aff>Vassar College</aff>
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            <surname>Filosa, Elsa</surname>
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        <source>Tre Studi Sul de Mulieribus Claris, </source>
        <year iso-8601-date="2012">2012</year>
        <publisher-loc>Milan</publisher-loc>
        <publisher-name>Edizioni Universitaire di Lettere Economia Diritto</publisher-name>
        <page-range>Pp. 202</page-range>
        <price>€39.00</price>
        <isbn>978-88-7916-589-1</isbn>
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        <copyright-statement>Copyright 2014 Trustees of Indiana University. Indiana University provides the information contained in this file for non-commercial, personal, or research use only. All other use, including but not limited to commercial or scholarly reproductions, redistribution, publication or transmission, whether by electronic means or otherwise, without prior written permission of the copyright holder is strictly prohibited.</copyright-statement>
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    <p>
È in occasione del 700mo anniversario della nascita di Giovanni
Boccaccio che la studiosa Elsa Filosa ci propone un'approfondita
rilettura ed analisi del <italic>De mulieribus claris</italic>, opera latina del
Certaldese che, secondo quanto afferma la stessa studiosa, "non ha
ricevuto particolari attenzioni dalla critica italiana" (38) a tal
punto che i <italic>Tre studi</italic> risulta essere la prima monografia in
italiano dedicata a tale opera. Il sostrato critico su cui si basa
l'analisi di Filosa è il superamento dell'interpretazione manichea
dell'<italic>opus</italic> di Giovanni Boccaccio, in cui al giovane autore si
contrappone il maturo, all'uso del volgare quello della lingua latina,
e a tematiche amorose e filogine, quelle erudite e misogine. Secondo
Filosa le opere di Boccaccio vanno lette come un'evoluzione graduale,
dove si trovano "elementi che mutano, altri che rimangono costanti e
appartengono, seppure in modi diversi, a fasi diverse" (43). La
proposta di lettura è quindi che il <italic>De mulieribus claris</italic> sia
considerato non solo uno scritto erudito, storico e moraleggiante ma
soprattutto un'opera letteraria e narrativa.</p>
    <p>Come indicato nel titolo, la monografia si compone di tre studi
rispettivamente dedicati ai modelli letterari del <italic>De mulieribus
claris</italic>, ai suoi rapporti intertestuali con il <italic>Decameron</italic> ed
alla creazione di un nuovo modello muliebre: la donna umanistica.
Precede i tre studi un' introduzione dedicata alla storia e alla
descrizione della struttura del testo. Quattro sono i brevi capitoli
in cui l'introduzione è suddivisa. Il primo, nel quale è descritto il
contenuto stesso del testo, le 106 biografie muliebri, l'origine
classica di ben 100 di esse e l'iniziale natura umana della maggior
parte delle divinità incluse, con approssimazione cronologica, nella
lista. Da qui una prima affermazione della studiosa secondo cui
"l'assoluta originalità del <italic>De mulieribus claris</italic> risiede
nell'aver raccolto le vicende delle eroine classiche…e di aver dato
spazio ed autonoma dignità letteraria a un genere fino ad allora
disseminato, in forma di florilegio, all'interno di altre opere" (23).
Altro aspetto originale, sottolineato nel capitolo seguente,
intitolato "Fasi redazionali del <italic>De mulieribus claris</italic> e quadro
storico," è l'inclusione di donne sia greche che romane e la presenza
di tematiche classicheggianti, come l'amicizia e la lotta contro la
tirannide, consone agli eventi politici in Firenze coevi alla
redazione del testo. Le nove fasi redazionali realizzate tra il 1361
ed il 1375 non solo mostrano la costante riflessione dell'autore
sull'opera, ma soprattutto permettono di identificare il momento in
cui, per necessità dedicatorie, nel essa appaiono inserzioni
moraleggianti (1362, IV redazione, con dedica ad Andreuola Acciaiuoli,
sorella di Niccolò Acciaiuoli, Gran Siniscalco del Regno di Napoli).
Sono queste inserzioni che secondo Filosa, nel capitolo intitolato
"Progetto originario del <italic>De mulieribus claris</italic>, dedica e
proemio," finiranno col "zavorrare il testo legandolo ad un passato
medievale con tratti misogini" (36). Mentre nel proemio dell'opera il
termine <italic>claritas</italic> fa riferimento a storie illustri, scevre da
ogni riferimento etico ed a cui, solo in alcuni casi, è aggiunta una
autoriale condanna della malvagità o un invito alla virtù. In questa
direzione la proposta di Filosa è di superare sia l'interpretazione
della critica femminista di un <italic>De mulieribus claris</italic> misogino,
sia la visione dell'opera come modello di erudizione, ma invece
dimostrare "come Boccaccio cerchi di regalare a queste donne fattezze
corporee e tratti psicologici tramite una rappresentazione a tutto
tondo, derivata sia dalla straordinaria forza narrativa del suo
    raccontare, sia dalla riscoperte delle fonti classiche originarie"
(44).</p>
    <p>La proposta presentata nell'introduzione viene approfondita con grande
chiarezza e dettaglio nei tre studi che seguono. Il primo studio è
dedicato ai modelli letterari che riguardano sia la struttura che il
contenuto dell'opera. Per la struttura sono annoverate opere
classiche, medievali e opere contemporanee all'autore. Oltre alla
compilazione di liste di nomi femminili nell'<italic>Eneide</italic> di Virgilio
e nelle <italic>Eroidi</italic> di Ovidio, presente nel testo è anche la sesta
satira di Giovenale, così come il florilegio femminile del medievale
<italic>Adversus Jovinianum</italic> di San Gerolamo. Ma il prodromo strutturale
è senza dubbio il coevo <italic>De viribus illustribus</italic> di Petrarca. Ma
se il <italic>De viribus illustribus</italic> è di particolare influsso sulla
struttura, Filosa, seguendo le indicazioni dello studioso Stephen
Kolsky in un articolo del 1993, propone la <italic>Familiare</italic> XXI di
Petrarca come ispirazione per il contenuto. Infatti ventisei delle
trentuno biografie presenti nella lettera trovano collocazione
nell'opera boccacciana, ed entrambe le opere prendono in
considerazione soprattutto eroine classiche mentre sono escluse sante
o martiri cristiane. Una chiara e valida tabella di paragone tra le
due opere è presente in questa sezione del capito.  Due esempi
(Ipsicratea, regina del Ponto--XXLVIII--e Proba, coniuge di Adelfo--
XCVII) dimostrano in maniera convincente come la fonte petrarchesca
sia da preferire a quella classica di Valerio Massimo per Ipsicratea
ed a quella di Leonzio Pilato per Proba. Come le fonti classiche siano
utilizzate e trasformate nel testo boccacciano è dimostrato da un
dettagliato e convincente confronto con il <italic>Factorum et dictorum
memorabilium libri</italic> di Valerio Massimo, ed in particolare con il
breve capitolo <italic>De fide uxorum erga virgos</italic>, in cui le scarne
biografie di Terza Emilia, Turia e Sulpicia, coniuge di Lentulo
Crescellione vengono trasformate negli estesi capitoli delle
rispettive eroine del <italic>De mulieribus claris</italic>. È il processo di
<italic>amplificatio</italic> sia storico-aneddotico che psicologico a
caratterizzare la 'novità' del testo boccacciano. Questo nuovo gusto
classicheggiante ed umanistico è già visibile <italic>in nuce</italic> se non
nelle opere della prima giovinezza del Certaldese, ancora troppo
medievali ed allegoriche, certamente nella più tarda <italic>Elegia di
madonna Fiammetta</italic> dove è possibile individuare "un embrione
dell'opera latina sulle donne" (83), in cui l'autore "restituendo uno
spessore psicologico a questi personaggi femminili, crea quella
caratterizzazione particolareggiata che rende tali donne verosimili"
(85). Si ripropone quindi il superamento di una dicotomia all'interno
dell' <italic>opera omnia</italic> di Boccaccio, in favore di una sua
complessità, organicità ed interezza.</p>
    <p>Il secondo studio è dedicato ai rapporti dell'opera latina con il
<italic>Decameron</italic>. Questo approfondito e dettagliato confronto si
articola su vari aspetti di intertestualità. In prima istanza,
mettendo a confronto i personaggi di Tisbe (XIII) e Salvestra
(<italic>Dec.</italic> IV 8), di Didone (XLII) e Lisabetta (<italic>Dec.</italic>IV 5) e
di Lucrezia (XLVIII) e madonna Zinevra (<italic>Dec.</italic> II 9), si
evidenzia come fonti letterarie classiche emergano nell'opera latina
attraverso il filtro della narrativa decameroniana. In seconda istanza
si analizza come riferimenti letterari della tradizione narrativa, sia
classica che medievale, 'fioriscano' all'interno del <italic>Decameron</italic>
e presentino analogie con le biografie del <italic>De mulieribus
claris</italic>. È questo il caso degli interessanti riscontri tra Lucrezia
(XLVIII), Catella (<italic>Dec.</italic> III 6) e monna Sismonda (<italic>Dec.</italic>
VIII 8), sul tema della moglie virtuosa che nel caso di Sismonda è
presentato in chiave parodica; o anche di Tisbe e Piramo (XIII) con
Simona e Pasquino (<italic>Dec.</italic> IV 7), Gerolamo e la Salvestra
(<italic>Dec.</italic> IV 8) e la moglie del geloso (<italic>Dec.</italic> VII 5) sui i
temi dell'amore tragico e dell'espediente della fessura nel muro; e
poi ancora Didone (XLII), la figlia del re di Tunisi (<italic>Dec.</italic> IV
4) e Lisabetta da Messina (<italic>Dec.</italic> IV 5) unite nel loro ultimo
sacrificio; mentre temi paralleli si riscontrano tra la papessa
Giovanna (CI) e le cristiane Gualdrada (CIII) e Camiola (CV) rispetto
alla figlia del re di Inghilterra (<italic>Dec.</italic> II 3), a Violante
(<italic>Dec.</italic> II 8) e monna Sismonda (<italic>Dec.</italic> VII 8), e a monna
Giovanna (<italic>Dec.</italic> V 9). Punti di contatto si trovano, in terza
istanza, anche nei preamboli o nelle conclusioni moraleggianti dei
racconti delle due opere. Così il tema della monacazione forzata
appare nell'introduzione della novella di Masetto da Lamporecchio
(<italic>Dec.</italic> III 1) e nel capitolo di Rea Ilia (XLV) in cui, in
maniera innovativa rispetto alla tradizione narrativa, la
responsabilità di tali innaturali decisioni viene completamente
attribuita ai genitori. Il racconto di Cisti fornaio (<italic>Dec.</italic> VI
2) condivide con le biografie delle meretrici Leena (L) ed Epicari
(XCIII) il tema del nascondimento della virtù da parte della fortuna e
della natura in 'corpi' inaspettati. Mentre lo stesso espediente,
adulterino in monna Bartolomea (<italic>Dec.</italic> II 10) è strumento di
difesa coniugale nella biografia di Sulpicia (LXXXV). Ancora una volta
è sottolineata, aldilà delle differenze nel messaggio, la continuità
affabulatoria nell'opera narrativa del Boccaccio.</p>
    <p>Il terzo studio, come scrive Filosa, propone una interpretazione del
"<italic>De mulieribus claris</italic> come un lavoro rivoluzionario, capace di
creare un nuovo modo di rappresentare le donne in letteratura, e
dimostrare come quest'opera crei un punto di rottura nella
rappresentazione stereotipica delle figure femminili, proiettandole in
una nuova prospettiva più intimamente psicologica e più umana, oltre
che--se si può dire--umanistica" (142). All'inizio di quest'ultimo
studio Filosa propone un confronto con le arti visive per dimostrare
come tutti gli attributi delle figure femminili fossero codificati
dall'iconografia agiografica. Opere coeve a Giovanni Boccaccio, come
l'<italic>Allegoria del buon governo</italic> di Ambrogio Lorenzetti, il
<italic>Trionfo di San Tommaso e l'allegoria delle scienze</italic> di Andrea da
Firenze, il polittico per la cattedrale di Orvieto di Simone Martini,
e la <italic>Maestà</italic> di Duccio di Buoninsegna, sono analizzate e
riportate a seguito del testo per dimostrare l'ideale astrattezza di
tali rappresentazioni muliebri, divise tra il bene ed il male, il
vizio e la virtù. Tale opposizione manichea è presente anche nella
letteratura del tempo compresa la <italic>Familiare</italic> XXI 8 e la
<italic>Familiare</italic> II 15 di Petrarca. Le due lettere riportano
catalogazioni di personaggi femminili famosi ma ciascuno di essi è
fossilizzato in una singola azione o è associato ad una virtù. Quindi
Boccaccio nel <italic>De mulieribus claris</italic> non solo regala a queste
donne dell'antichità uno spazio letterario ampio inventando il genere
delle "biografie femminili," ma lo fa trasformandone la
rappresentazione. Di questa trasformazione narrativa Filosa riporta
l'esempio di Virginia, figlia di Virginio (LVIII) che a differenza
della sua fonte liviana, diventa una figura reale, storica, umana e
non semplice modello di verginità. Filosa poi reitera che la
<italic>claritatis nomen</italic> trascende i concetti di vizio e virtù in
funzione di un realismo storico e psicologico attuato attraverso
l'<italic>amplificatio</italic> narrativa. Una delucidante tabella dimostra come
68 donne siano dei modelli positivi, mentre 18 siano chiaramente
negativi ma non per questo esclusi dall'opera. Valori etico-civili
derivati dai testi classici, come l'amicizia, la libertà, il bene
dello stato e della famiglia sono alla base di quell'umanesimo civile
che caratterizza il <italic>De mulieribus claris</italic>  che nei secoli a
venire diverrà, sia nella versione latina che nelle traduzioni in
volgare, modello di ispirazione ed imitazione nella cultura
occidentale.</p>
    <p>Si conclude con questo terzo studio una monografia degna
dell'anniversario del nostro amato Giovanni Boccaccio. Il lavoro di
Elsa Filosa è minuzioso, ricco, e chiaramente argomentato. La sua
analisi delle fonti classiche e medievali ed il loro confronto con
l'opera del Certaldese sono precisi, convincenti e direi quasi
passionali. Il giusto approccio storicistico verso un Boccaccio
certamente filogino ma 'impossibilmente' femminista, mette in precisa
luce la natura innovativa del <italic>De mulieribus claris</italic> e giustifica
la sua secolare fortuna. Anche se la scrittura della monografia, in
seguito probabilmente alla sua redazione tripartita, è in alcuni
momenti ripetitiva (ma non dimentichiamo che <italic>repetita iuvant</italic>),
essa risulta una essenziale lettura per chiunque sia interessato non
solo alle opere di Giovanni Boccaccio in generale, ma in particolare
alla rappresentazione moderna della donna nella letteratura e nella
storia occidentale.</p>
    <p/>
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